Se nella società in cui viviamo c’è un “prima” e un “dopo”, lo spartiacque è sicuramente il 2001: ci ricordiamo tutti dov’eravamo il pomeriggio di quel tragico 11 settembre, quando due aerei di linea americani, dirottati da terroristi afgani, si dirigevano in perfetta traiettoria sulle Torri gemelle di New York.

Esplosione, crollo, migliaia di morti in pochi minuti. Una strage dopo la quale il mondo non sarebbe stato più lo stesso.

E se i media hanno da sempre giocato un ruolo di primo piano nell’informazione, con l’attacco al World Trade Center diventano veri protagonisti.

Milioni e milioni di persone in tutto il mondo assistono all’evento in diretta.

Come nel peggiore degli incubi, come in uno dei tanti kolossal apocalittici che la stessa America ha magistralmente prodotto.

Nasce una nuova forma di narrativa in cui si mescolano realtà e ipotesi fantasiose, reportage e romanzo.

Riconoscere la verità dalla finzione? Sempre più difficile, quando perfino le dinamiche del pianeta sembrano ripercorrere il modello dei videogiochi.

Proprio a un videogioco di enorme successo si ispira il film del 2001 “Final Fantasy”: un flop dal punto di vista commerciale, una rivoluzione dal punto di vista estetico.

Si tratta infatti di un lungometraggio interamente girato in computer grafica, dove le figure virtuali sostituiscono gli attori in carne e ossa.

L’intelligenza artificiale va a braccetto con la bellezza artificiale: photoshop è un’ancora di salvezza, i selfie concedono innumerevoli filtri per apparire al meglio, la chirurgia si democratizza.

Nessun giudizio, solo un elenco infinito di nuove possibilità che non andranno mai a sostituire i prodotti cosmetici, semmai ad affiancarli.

Perché ciascuno ha la sua legittima idea di bellezza.

Perché, come diceva Dostoevskij, “la bellezza è un enigma”.

Cosmetica Italia. 50 anni di storia e un finale ancora tutto da scrivere. Insieme.