“Ho sempre ambito, nel caso in cui avessi avuto successo, a tentare di fare un ritratto più veritiero, al negativo e al positivo, degli afroamericani. Non credo che sia necessariamente veritiero, né d’altro canto ha grossa tensione drammatica, un mondo in cui la gente è buona o cattiva al 100%.”

Regista, sceneggiatore, produttore, scrittore, attore. Se c’è un uomo che ha messo la sua arte a servizio del racconto, quello è Spike Lee.

Non un racconto qualunque: un inno alla comunità afroamericana in America, per decenni ghettizzata, segregata, stigmatizzata che oggi, anche grazie alle sue icone, dagli Obama a Beyoncé, rivendica con orgoglio la sua identità.

Nel 1989, mentre Cosmetica Italia dà il benvenuto al nuovo presidente Francesco Ghisleri, esce nei cinema “Fa’ la cosa giusta”.

La trama è semplice: quartiere nero di Brooklyn, vita tranquilla, i disordini razziali sembrano dimenticati. Ma basta una scintilla per infiammare gli animi.

Sono passati 34 anni da quando, nel 1955, la sarta Rosa Parks si rifiuta di cedere il suo posto a un bianco, dando origine al boicottaggio degli autobus.

I discorsi di Martin Luther King e le lotte di Malcolm X hanno scosso le coscienze, ma non è bastato. Per l’integrazione, c’è ancora molto da fare. E Spike Lee non si tira indietro.

Sulle note del grido di battaglia “Fight the Power” dei Public Enemy, i ragazzi lasciano i playground e i ghetto blaster e invadono le sale. Sentono, finalmente, di essere rappresentati, di avere una voce.

I bianchi, spesso con risultati non proprio soddisfacenti, cominciano a copiare il loro stile: capelli afro, abiti colorati, catene e gioielli, scarpe da tennis.

Il mondo della moda punta sulla bellezza black, da Naomi Cambpell a Iman, per arrivare a Rihanna e Lupita Nyong’o. Le case cosmetiche scelgono sempre più testimonial con pelle scura, fascino esotico e fisico scolpito.

Riscatto avvenuto, quindi? Non proprio. Perché mentre Beyoncé si è scatenata al Super Bowl del 2016 vestita da Pantera Nera e sollevando il pugno chiuso in aria (è il “black power salute”), agli Oscar dello stesso anno è stato lanciato l’#OscarsSoWhite, “gli Oscar sono così bianchi”.
C’è ancora molto da fare, caro Spike. Ci vediamo al cinema.

Cosmetica Italia. 50 anni di storia e un finale ancora tutto da scrivere. Insieme.